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1° MARZO 1915: LA NASCITA DELL'AEM Ripercorrere la storia dell'Azienda Energetica Municipale vuol dire leggere in controluce anche la storia della città di Cremona con i suoi cambiamenti, il desiderio di rinnovarsi, i progressi compiuti negli svariati campi della vita civile. Narrare le vicende dell'Aem può essere utile per mettere in evidenza le scommesse imprenditoriali compiute, spesso, in anticipo sui tempi, ma soprattutto vuol dire illustrare un'idea coraggiosa: la possibilità di coniugare l'efficienza aziendale con l'etica del servizio alla collettività. È questo lo spirito con cui sembra necessario guardare al secolo, o poco meno, di vita dell'Aem, un racconto e, forse, un bilancio che si pongono allo scadere del Novecento e sulle soglie di un nuovo Millennio. Passato, presente e futuro sono questi i grandi capitoli di una storia che sta a metà strada fra cronaca e racconto pubblico di una città desiderosa di stare al passo con i tempi, e soprattutto di un'azienda impegnata, da sempre, ad eccellere nel campo dei servizi. 1° marzo 1915: la nascita dell'Aem La data di nascita dell'Aem è legata ad un giorno preciso, il 1° marzo 1915, data nella quale fu reso esecutivo dal Prefetto di Cremona il Regolamento, già approvato dalla Giunta Provinciale Amministrativa il 28 gennaio. La vicenda iniziale dell'Aem non fu facile e l'idea di municipalizzazione conquistò spazio lentamente, ma con determinazione. Si trattava, a ridosso del primo conflitto mondiale, di cambiare mentalità, di gestire in autonomia ed economia servizi pubblici fondamentali per la collettività. La via che avrebbe portato alla definizione di azienda municipalizzata parte dalla Legge del 29 marzo 1903 n° 103, che favoriva la municipalizzazione dei servizi attraverso la creazione di apposite aziende. Il Comune, pur avendo creato nel 1901 una piccola azienda per la fornitura di energia elettrica alla città, non ebbe la possibilità di sviluppare questa realtà in una prospettiva propriamente aziendale, come contemplato dalla Legge del 1903. A rendere più difficile il decollo della municipalizzazione fu anche la presenza della Società Elettrica Bresciana, azienda privata che era stata autorizzata dallo Stato a portare energia elettrica a Cremona. Tale presenza rese difficile la battaglia comunale per l'appropriazione dei servizi, malgrado tutte le forze politiche di quegli anni sentissero la necessità di una municipalizzazione. Fu solo quando, nel giugno del 1914, il Regio Commissario, dopo l'ennesima crisi comunale, intervenne modificando il contratto con la Bresciana, rendendolo più impegnativo per il Comune, che anche il Prefetto, fino ad allora favorevole alla concessione a tale società del servizio di fornitura di energia elettrica, non se la sentì di ratificare il nuovo contratto e rinviò ogni decisione al nuovo consiglio comunale, eletto dopo qualche giorno. La Società Bresciana rimaneva, comunque, un punto di riferimento per la fornitura di energia elettrica, ma le era definitivamente sbarrata la possibilità di esercitare pressioni a livello gestionale. Si apriva così concretamente la strada che portava alla definizione di Azienda Elettrica Municipalizzata che ebbe nel Regolamento approvato il 1° marzo 1915 il suo atto costitutivo. È probabile che proprio la "minaccia" della Società Bresciana abbia affrettato i tempi per la costituzione di un'azienda municipalizzata, onde evitare che forze "forestiere" potessero occupare la gestione di servizi di pubblica utilità. |
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Sulla strada di un concetto moderno di servizio La neonata municipalizzazione del servizio di energia elettrica si compì in tre aziende distinte: quella comunale dell'acqua potabile, quella elettrica comunale e quella del frigorifero e fabbrica del ghiaccio. Da qui la denominazione al plurale delle Aziende municipalizzate con la quale per anni vennero identificate. I protagonisti di questi anni pionieristici per la municipalizzazione cremonese furono il Presidente dell'Aem Dott. Carlo Barbieri e, in qualità di Direttore Generale l'Ing. Italo Galmozzi. Pur in pieno periodo bellico, dal 1915 iniziarono ad essere attivi i servizi erogati dall'azienda, che continuava comunque a collaborare con la Società Elettrica Bresciana, alla quale affidò il servizio di tramvie, sostituite in linee filoviarie nel 1939 con percorsi che rimasero invariati per circa mezzo secolo. Nel 1915 l'Azienda Elettrica Municipalizzata ebbe modo di farsi apprezzare grazie all'estensione dell'illuminazione a tutte le zone e a tutti i rioni della città. Con l'espansione urbanistica e l'incremento demografico nell'immediato primo dopoguerra, l'Aem potenziò il proprio sistema di acqua potabile, mentre la gestione del gas, nel 1926, venne affidata all'Italgas di Torino con un contratto trentennale. Nell'intervallo tra le due guerre, cioè durante il fascismo, non si può non rilevare che, nonostante errori anche urbanistici, a Cremona il gerarca Roberto Farinacci assicurò molti privilegi alla città che vide aumentare il tenore di vita dei suoi abitanti. La richiesta fu di una crescita complessiva dei servizi pubblici, anche se la ricchezza della città non incoraggiò gli investimenti per la soddisfazione dei bisogni collettivi. Ne furono un esempio i trasporti pubblici, rimasti invariati per decenni, proprio perché i privati erano abbastanza abbienti da provvedervi autonomamente. In sintonia con la tendenza nazionale, anche Cremona negli anni '30 conobbe un notevole sviluppo demografico e urbanistico, e questo portò un sensibile aumento anche del traffico. Alle carrozze e ai cavalli si affiancarono le automobili sempre più numerose; da qui la necessità, nel 1933, di apporre il primo semaforo al crocicchio tra Corso Stradivari e Corso Campi, vicino al nuovo palazzo delle Poste. In piena seconda Guerra Mondiale lo sforzo dell'Aem fu quello di mantenere fede ai propri compiti di servizio e di assicurare ai cittadini una dignitosa vivibilità dello spazio urbano. Fondamentale compito nel dopoguerra fu quello di realizzare la ricostruzione, di ridare respiro ad una città martoriata dalla guerra e ad una comunità desiderosa di normalità. |
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Gli anni del dopoguerra I primi anni del secondo dopoguerra furono ovviamente caratterizzati per l'Aem, come per gli altri enti pubblici e per le aziende private, da un notevole sforzo per tornare alla normalità, per ridare vita alle attività produttive e di servizio. Erano poche le risorse finanziarie a disposizione, ma grande il desiderio di tornare ad una vita normale. Alle esigenze di programmare il futuro si affiancò più spesso la necessità di risolvere problemi impellenti, legati alle distruzioni inferte dalla guerra. Solo con gli anni '50 si potè a ragione cominciare a pensare a una vera e propria ripresa economica. Nel clima effervescente di quegli anni, dove tutto sembrava possibile, l'Aem trovò la forza di proporsi come protagonista per una città che desiderava ripensarsi, riaffermare il proprio prestigio ed investire nel proprio futuro. Era pertanto necessario che i servizi erogati dall'azienda fossero pensati e programmati in una prospettiva più adeguata ai tempi. A questo proposito fu proprio in quegli anni che andò manifestandosi e concretizzandosi l'esigenza di una nuova identità dell'Azienda: strutture, dotazione tecnica, organizzazione, ma soprattutto funzioni. Fu così che anche l'Aem andò reclamando una sua autonomia che la facesse restare sì il braccio tecnico del Comune, ma che la portasse anche ad una sua indipendenza gestionale e progettuale. Era la rivalutazione dell'intestazione "Azienda" nel senso più completo della parola: un apparato in grado di produrre servizi ma anche, se opportuno, di produrre reddito. Fu questa un'idea di azienda difficile da far passare in quegli anni, ma che ebbe tutto il sapore di una profezia, e fu determinante per portare Cremona a dotazioni di servizi di ottimo livello in tutti i settori in cui l'Aem si trovò ad essere protagonista. |